Punti di Vista

82ª Festa Madonna delle Grazie

Gli alunni dell’Istituto Comprensivo “A. Faedo”

presentano il recital

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 “PUNTI DI VISTA”

 

 


nel Centenario dell’inizio della Prima Guerra Mondiale

 

Chiesetta di San Lorenzo

(Madonna delle Grazie)
Sabato 18 Ottobre 2014 ore 19:00




 

Per la maggioranza di noi, cittadini dell’Europa occidentale, vissuti in tempo di pace, l’idea della guerra come strumento per risolvere situazioni critiche di carattere politico o sociale appare improponibile.

La stessa parola “guerra” è diventata un tabù. Infatti quando i nostri soldati intervengono nelle aree  “calde” del mondo, usiamo la locuzione  “missioni di pace”.

La nostra costituzione dichiara esplicitamente, all’art.11,  che l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa e di risoluzione delle controversie.

Tutto ciò dopo due devastanti guerre mondiali. Cento anni fa il clima culturale era un po’ diverso.

Circa un secolo fa, nella nostra Europa, nella nostra Italia erano molti gli intellettuali, i giornalisti, gli industriali, i politici, gli insegnanti che inneggiavano alla guerra.

Alcuni erano animati da sinceri sentimenti patriottici mentre in altri si annidavano sentimenti di disprezzo verso i propri simili.

Per costoro la guerra non doveva servire solo a risolvere i contrasti tra stati ma anche a risolvere i contrasti interni tra classi sociali.

Il clima culturale poi era attraversato da idee pseudoscientifiche sulla razza e sulla superiorità di alcune razze su altre.

Così masse di giovani – irretiti dalle parole di “autorevoli” maestri – si arruolavano volontariamente (tema di una certa attualità…).

Ci volle poco per capire che la guerra non era l’esperienza esaltante ed eccitante  presentata dalla propaganda.

Mostreremo il vero volto della guerra …e il modo migliore per farlo è quello di incontrare le persone, le singole persone. Il linguaggio militare predilige i nomi con valore collettivo: l’esercito, la truppa, il plotone, il nemico...

Noi vogliamo parlare di individui, di singole persone.

Dietro ai numeri astratti ed impersonali ci sono esseri umani, unici ed irripetibili, con i loro sogni, i loro pensieri, le loro paure, i loro desideri.

La guerra non tiene conto di tutto questo.

Quello che abbiamo esaminato e studiato ci suggerisce che la guerra prima che nei campi di battaglia scoppia nel cuore dell’uomo: quando non si crede nei propri simili, quando si coltivano idee basate sulla differenza, sull’indifferenza verso gli altri.

Il papa Francesco, al Sacrario di Redipuglia ha  chiesto a tutti e per tutti la conversione del cuore: ricordandoci che la guerra nasce quando, come Caino, diciamo: “A me che importa? Sono forse io il custode di mio fratello?”.

(c. f.)

 


 

Fondazione e manifesto del futurismo
di Filippo Tommaso Marinetti

Pubblicato dal «Figaro» di Parigi il 20 febbraio 1909

1. Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità.

2. Il coraggio, l'audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia.

7. Non v'è più bellezza, se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro. La poesia deve essere concepita come un violento assalto contro le forze ignote, per ridurle a prostrarsi davanti all'uomo.

9. Noi vogliamo glorificare la guerra - sola igiene del mondo - il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna.

 

 

Note del generale Luigi Cadorna

(capo di Stato maggiore dell’Esercito Italiano):

“Per attacco brillante si calcola quanti uomini la mitragliatrice può abbattere e si lancia all’attacco un numero di uomini superiore: qualcuno giungerà alla mitragliatrice […].

“Le sole munizioni che non mi mancano sono gli uomini”.

“Il superiore ha il sacro potere di passare immediatamente per le armi i recalcitranti ed i vigliacchi”.

 

Amiamo la guerra

di Giovanni Papini (1914)

Ci voleva, alla fine, un caldo bagno di sangue nero dopo tanti umidicci e tiepidumi di latte materno e di lacrime fraterne. Ci voleva una bella innaffiatura di sangue per l'arsura dell'agosto; e una rossa svinatura per le vendemmie di settembre; e una muraglia di svampate per i freschi di settembre.

Siamo troppi. La guerra è una operazione malthusiana.2 C'è un di troppo di qua e un di troppo di là che si premono. La guerra rimette in pari le partite. Fa il vuoto perché si respiri meglio. Lascia meno bocche intorno alla stessa tavola. E leva di torno un'infinità di uomini che vivevano perché erano nati; che mangiavano per vivere, che lavoravano per mangiare e maledicevano il lavoro senza il coraggio di rifiutar la vita.

Fra le tante migliaia di carogne abbracciate nella morte e non più diverse che nel colore dei panni, quanti saranno, non dico da piangere, ma da rammentare? Ci metterei la testa che non arrivano ai diti delle mani e dei piedi messi insieme. E codesta perdita, se non fosse anche un guadagno per la memoria, sarebbe a mille doppi compensata dalle tante centinaia di migliaia di antipatici, farabutti, idioti, odiosi, sfruttatori, disutili, bestioni e disgraziati che si son levati dal mondo in maniera spiccia, nobile, eroica e forse, per chi resta, vantaggiosa.

 

Lettera di un generale dissidente all’on. Giolitti, 1915

"Vi sono truppe allo scoperto, sotto il tiro del cannone nemico, con 15° sotto zero, e si vuole che avanzino. Muoiono gelati a centinaia e ciò è ignorato dal paese. Gli ufficiali più arditi hanno crisi di pianto di fronte alla vanità degli sforzi, davanti all'impossibile. Sull'Isonzo si muore a torrenti umani e nulla finora si è raggiunto."

 

 

Tratto da "Trincee. Confidenze di un fante"

di Carlo Salsa

"Ma i comandi sembravano impazziti. Avanti! Non si può! Che importa? Avanti lo stesso. Ma ci sono i reticolati intatti! Che ragione! I reticolati si sfondano coi petti o coi denti o con le vanghette. Avanti! Era un'ubriacatura. Coloro che confezionavano gli ordini li spedivano da lontano; e lo spettacolo della fanteria che avanzava, visto al binocolo, doveva essere esaltante. Non erano con noi, i generali; il reticolato non l'avevano mai veduto se non negli angoli dei loro uffici territoriali, e non si capacitavano che potesse essere un ostacolo. Arrangiatevi, ma andate avanti, perdio! Che si fa, si scherza?" Imbottivamo alla meglio i vuoti che ogni azione apriva, giorno per giorno, spaventosi, nei reggimenti. E su, fanteria pelandrona, all'attacco.

"I nostri soldati si fecero ammazzare così a migliaia, eroicamente, in questi attacchi assurdi che si ripetevano ogni giorno, ogni ora, contro le stesse posizioni".

 

Tratto da Diario di guerra

di Silvio D' Amico

Ma il fatto più atroce è un altro. Presso un reggimento di fanteria, avviene un'insurrezione. Si tirano dei colpi di fucile, si grida non vogliamo andare in trincea. Il colonnello ordina un'inchiesta, ma i colpevoli non sono scoperti. Allora comanda che siano estratti a sorte dieci uomini; e siano fucilati. Sennonché, i fatti erano avvenuti il 28 del mese, e il giudizio era pronunciato il 30. Il 29 del mese erano arrivati i "complementi", inviati a colmare i vuoti prodotti dalle battaglie già sostenute: 30 uomini per ciascuna compagnia. Si domanda al colonnello: "Dobbiamo imbussolare anche i nomi dei complementi? Essi non possono aver preso parte al tumulto del 28: sono arrivati il 29".

Il colonnello risponde: "Imbussolate tutti i nomi". Così avviene che, su dieci uomini da fucilare, due degli estratti sono complementi arrivati il 29. All'ora della fucilazione la scena è feroce. Uno dei due complementi, entrambi di classi anziane, è svenuto. Ma l'altro, bendato, cerca col viso da che parte sia il comandante del reggimento, chiamando a gran voce: "Signor colonnello! signor colonnello!". Si fa un silenzio di tomba.

Il colonnello deve rispondere. Risponde: "Che c'è figliuolo?".

"Signor colonnello!" grida l'uomo bendato "io sono della classe del '75. Io sono padre di famiglia. Io il giorno 28 non c'ero. In nome di Dio!".

"Figliuolo" risponde paterno il colonnello "io non posso cercare tutti quelli che c'erano e che non c'erano. La nostra giustizia fa quello che può. Se tu sei innocente, Dio te ne terrà conto. Confida in Dio".

 

 

Tratto da Niente di nuovo sul fronte occidentale

di Erich Maria Remarque

Mi chino sul suo volto, ora tutto in ombra. Respira ancora, piano. Ha la faccia bagnata, piange….

“Ma Cecco!” Gli abbraccio le spalle e metto la mia testa accanto alla sua. “Vuoi dormire ora?”

Non risponde: le lacrime gli colano dalle guance. Vorrei asciugarle, ma il mio fazzoletto è troppo sporco. Passa un’ora; sospeso al suo volto ne spio ogni espressione, se solo volesse dire ancora qualcosa. Oh se aprisse quella bocca a gridare! Ma no, non fa che piangere, con la testa piegata da un lato. Non parla della sua mamma, dei fratelli, non dice nulla; ha lasciato già dietro di sé tutto ciò: ormai è solo, solo con la sua piccola vita di diciannove anni; e piange perché essa lo abbandona.

Questo è il più disperato e più grave congedo, a cui abbia assistito…

 

 

Poesia:     Prendemmo la città dopo un intenso bombardamento

di Fernando Pessoa

 

Il bambino biondo
giace sul selciato.

Ha le viscere fuori
e legato a uno spago
un trenino ignorato.

È un fascio il suo volto
di sangue e di niente.

Luccica un pesciolino
un pesciolino di vasca da bagno
accanto al marciapiede.

Sulla strada viene sera.

Un chiarore sullo sfondo
annuncia un futuro che sorge.

E quello del bambino biondo?

 

 

 

Il Comitato di Quartiere La Filanda ringrazia sentitamente alunni ed insegnanti dell’Istituto Comprensivo A. Faedo per il recital “Punti di Vista” nella serata di apertura dell’82ª Festa Madonna delle Grazie.

 

  

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Ringraziamo inoltre per la collaborazione:

 

 logoParrocchia                                logoCittaChiampo

  

 

Evento a cura di:

classi seconda e terza D con gli insegnati Paola Bettini, Paola Ferin, Roberto Mascella, Francesco Celsan.

 

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